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CHRISTOPHE DUMAREST

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"Quando scompaiono desiderio e ambizione, compaiono i gioielli" - C. DUMAREST

BIOGRAFIA

A volte è il destino a guidarci nelle scelte. Nel caso di Christophe Dumarest una storia già scritta, prima ancora della sua nascita. “Sono nato in uno zaino” dice ironicamente. La montagna ha un ruolo di assoluto protagonismo nella sua vita. Sono i genitori ad accompagnarlo su sentieri e cime quando ancora non sa camminare. Nello zaino, per l’appunto. Ogni fine settimana libero dal lavoro è un’occasione per scoprire una montagna diversa, per vivere l’emozione di una vetta.
Mentre ancora il passo di Christophe Dumarest è instabile, nella sua mente si fissano i tecnicismi della scalata, l’automatismo dei nodi e delle manovre di corda. Anche i ramponi gli entrano facilmente così, prima ancora di compiere i dieci anni, eccolo arrivare in vetta al suo primo quattromila. Poco dopo affronta la sua prima nord, quella dell’Aiguille Dibona seguita dalla nord della Chapelle de la Glière e ancora da quella della Tsanteleina.


Nel giro di poco i ruoli della cordata si invertono e Christophe prende il comando guidando il padre sulle cime più affascinanti delle Alpi. La messa a punto che lo consegna all’elite dell’alpinismo arriva con il locale club alpino, dove si forma e dove conosce nuovi compagni di cordata, ragazzi accomunati dalla stessa motivazione. In questo periodo inizia infatti un’intensa frequentazione con Patrick Gabarrou, che in breve porta all’apertura di alcune cascate di ghiaccio e diverse vie. Nel 2003 aprono Patagonic (700 m, M6, V +, WI6, A1), che corre centralmente alla parete sud del Monte Bianco. Due anni dopo sono sulle Grandes Jorasses, dove si laureano i migliori alpinisti al mondo, per aprire Heidi insieme a Philippe Batoux. Dopo sono venute le grandi spedizioni extraeuropee, con alcune delle pareti più dure al mondo, seguite da una presa di coscienza che lo riporta sulle montagne di casa: i nostri spostamenti hanno un impatto sull’ambiente e non è detto che per trovare l’avventura si debbano compiere viaggi transcontinentali. Basta avere fantasia e creatività.

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QUATTRO CHIACCHIERE CON CRISTOPHE DUMAREST


Christophe, cosa avresti fatto se non fossi diventato un alpinista?
Penso che avrei scelto di fare il dottore, per dare un senso importante al mio lavoro e alla mia vita. 

Sappiamo che hai come punto di riferimento Walter Bonatti, che valore dai all’alpinismo di oggi?
Ammiro molto Walter Bonatti, è un esempio di coraggio e resistenza. Oggi l’alpinismo è molto diverso da quello di un tempo, grazie allo sviluppo dell’attrezzatura, alle previsioni del tempo, ai mezzi di comunicazione e soccorso. Il gioco non è più lo stesso di quando a risolvere problemi alpinistici era Walter Bonatti, ma la passione rimane la stessa. 

Che musica ascolti quando sei in parete? E quando sei a casa?
Dipende dal momento. Quando scalo ascolto molta musica “electro”, per dare la carica alla cordata sulle difficoltà maggiori. La sera, al bivacco, preferisco il jazz per rilassarmi. 

Qual è il capo Karpos che non può mancare nel tuo zaino? 
Difficile scegliere un solo prodotto! Lo stile Karpos mi accompagna ogni giorno, in ogni momento, in tutte le mie attività. Se proprio devo scegliere penso alla K-Performance Summit Down Jacket, la mia migliore amica sulle pareti nord e nei bivacchi ghiacciati.
 

HIGHLIGHTS

2005 - ripetizione di “Eternal Flame”, Nameless Trango Tower (6240 m), con la famiglia “Petit”
2007 - apertura di una via dedicata a Jean-Christophe Lafaille sul Pilier Dérobé (Freney, Monte Bianco), con Patrick Gabarrou
2008 - apertura di “Chercheur d’Absolu” sulla parete nord-ovest del Fitz Roy, con Aymeric Clouet
2010 - Trilogia Bonatti: concatenamento in sei giorni delle tre vie sul Monte Bianco aperte da Walter Bonatti: Bonatti-Vaucher, sulla nord delle Grandes Jorasses; Bonatti-Ghigo al Grand Capucin; Bonatti-Oggioni al Pilastro rosso del Brouillard
2016 - apertura sul Molar (Groenlandia est) della via “Le privilège du Renard”, con Antoine Roll

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